Chiacchiere di carnevale, il fritto sia servito

A carnevale ogni vizio vale

Cooking / 10.02.2022 / tempo di lettura 4 minuti

Le chiacchiere di carnevale sono un dolce tipico la cui origine si perde nella notte dei tempi. Si fa addirittura risalire all’antica Roma, dove venivano preparate in occasione delle Saturnali, una delle maggiori feste religiose dedicate a Saturno, dio della seminagione.

A quei tempi venivano chiamate frictilia perché cotte nel grasso di maiale. Oggi si friggono in olio portato alla giusta temperatura.

Regione che vai, chiacchiere di carnevale che trovi

Le chiacchiere sono il dolce simbolo del carnevale, preparate in ogni regione d’Italia e identificate con nomi diversi a seconda delle aree di produzione. 

Vengono chiamate bugie in Piemonte, oppure gasse, gale, risole. 

In Val d’Aosta sono merveilles, mentre in Liguria le puoi trovare con il nome di crostoli. A Bergamo si sente parlare di galarane e a Brescia di saltasù o lattughe. Spostandoti a Piacenza, dovrai richiedere le sprelle.  A Venezia, invece, i galani, rigorosamente serviti con una spruzzata di zucchero a velo. Se scendi verso Roma, trovi le friabili e profumate frappe. 

A Napoli, invece, rivendicano l’originalità del nome perché si narra che siano state chiamate così da quando la Regina Maria Cristina di Savoia ordinò un dolce particolare al cuoco di corte per accompagnare un lungo pomeriggio tra dame. Da qui il nome di chiacchiere.

Gli attrezzi del mestiere per forme più o meno conosciute

Ovviamente la forma di base più conosciuta è quella classica rettangolare. Si stende dunque la sfoglia e poi si ritaglia in rettangoli con una rotella dentellata e si crea un solco al centro. In alternativa, si possono creare due solchi obliqui.

Meno usuali ma ugualmente ghiotte, quelle create con dei coppa pasta di diversa misura. Si sovrappongono poi i tre cerchi, facendoli aderire l’uno all’altro, dal più grande al più piccolo. Quindi si friggono. Ne risulta una bella rosa che aprirà i suoi petali friggendo.

Le chiacchiere si scolano con un ragno o un colatore e si adagiano su un apposito colino colafritti, oppure su carta alimentare assorbente.

Una volta scolate, si spolverano di zucchero a velo.

Irresistibili, vero?

Le vere chiacchiere di carnevale sono fritte

Si possono fare anche al forno, ovviamente. In questo caso la ricetta prevede che si sbollentino per qualche secondo in una pentola di acqua bollente prima di passarle in forno. Chi teme i fritti la troverà una soluzione più che accettabile. 

A noi, che tifiamo per il fritto da una vita, sembra più un ripiego che una vera e propria soluzione. Lo stesso vale per le friggitrici ad aria, che fingono di friggere per darci l’impressione di mangiare light.

Il carnevale è una festa e se vogliamo davvero godercele, allora che sian fritte! A regola d’arte, naturalmente.

Come friggere a regola d’arte

Innanzitutto ci vuole una friggitrice degna di questo nome. 

Ti proponiamo le friggitrici elettriche Sirman. Da 4 a 40 Lt., hanno una struttura in acciaio inox con vasca, cestelli rinforzati a rete estraibili e con posizione di sgocciolo. Sono dotate di coperchio. I manici dei cestelli e i pomelli dei coperchi sono in plastica termoisolante, per poterli toccare in piena sicurezza.

Puoi optare per un modello da banco che per quelle dotate di mobile con piedini d’appoggio. Queste ultime prevedono un rubinetto di scarico e una bacinella raccogli olio con filtro e beccuccio in acciaio.

La caratteristica più importante di una buona friggitrice è sicuramente il termostato, capace di raggiungere i 180°C in soli 5 o 10 minuti e di mantenere costante la temperatura dell’olio, che non deve mai bruciare. Dotato di bulbo e sonda cut-off di sicurezza, assicura una corretta temperatura.

Il segreto di un buon fritto, infatti, risiede proprio nella giusta temperatura dell’olio. Mai troppo freddo, altrimenti l’alimento si inzuppa e non cuoce nei tempi corretti, mai troppo caldo perché l’olio che brucia sviluppa tossine. La temperatura ideale per friggere dipende dal tipo di olio utilizzato. Un olio di oliva, ad esempio, dev’essere portato a 180° e mai superare il 210°, oltre i quali raggiunge il punto di fumo e brucia.

Proprio per questo motivo un termostato ben funzionante fa la differenza sia sulla qualità del fritto che sulla sua salubrità.

Con una friggitrice adeguata e la corretta attenzione di chi cucina, possiamo stare tranquilli e concederci un buon fritto, per la gioia del nostro palato.